IL MASULLO-THETI NON DIMENTICA. Nola, 9 novembre 2018

Nola, 9 novembre 2018

Carissimi,

attendevo questo momento con una certa trepidazione, sospeso tra la speranza dolce di questo incontro e il timore di un’attesa vana.

E’ bello avervi qui, carezza dolce alle mie spoglie, luce iridescente per il mio antico sepolcro. Vi sono immensamente grato per l’affetto che da un po’ di tempo ci lega e lega il cielo e la terra.

Quest’anno ricorre l’anniversario della fine della grande guerra. Fui felice per molti compagni che provarono la gioia di tornare a casa, ma ancor più, per la fine di quel massacro.

Non potete immaginare quei giorni da incubo: la vita in trincee improvvisate, immobili tra sporcizia e puzzo di morte, frastornati dal rumore insopportabile della guerra, le gote infossate dalla fame che non smetteva di ruggire, una rabbia nel cuore per i nostri tanti perché senza risposta.

Quanti sono caduti sul campo di battaglia! E molti sono morti senza lasciare traccia di sé, dissolti nell’aria nello scoppio di bombe, o caduti in crepacci di qualche ghiacciaio. Tra quelli indicati come “dispersi” nei libri di storia, molti furono “annientati”: non un brandello di carne, né un lembo di stoffa.

E nessuno ascoltava i nostri gemiti.

Ci manteneva in vita l’attesa delle lettere da parte dei nostri cari. Sì, la scrittura fu un mezzo di sopravvivenza, permetteva di sognare un quotidiano lontano, tanto caro e agognato.

Perché insisto a raccontare la guerra? Perché voi facciate tesoro della storia, della nostra storia che ha rubato gli anni più belli, ha infranto i nostri sogni.

Mi lega a voi un sentimento di vera amicizia, o se vi fa piacere, un sentimento fraterno. E non vorrei mai che anche uno solo tra voi possa non cogliere ogni preziosa occasione per crescere e preparare il cittadino di domani.

Siate al centro della vostra esistenza.

Non lasciate che altri decidano per voi, mortificando la vostra dignità.

Approfittate di questo tempo! E’ a scuola che ci si educa al confronto, alla responsabilità delle proprie idee, al dialogo, perché dove non c’è capacità di intesa, non c’è crescita, non c’è sviluppo, ma solo malcontento che rischia di straripare in disordine e violenza.

Noi siamo stati “carne da macello” non per nostra volontà.

Voi non siate strumenti passivi nelle mani di mercanti di false illusioni. Prendete le distanze dai richiami pericolosi che imperversano nelle vostre strade:

il nazionalismo crescente, le esasperazioni ideologiche, le picconate all’Europa sono tamburi di guerra; seguono la cultura dell’individualismo, della chiusura, una cultura di “folle solitudine” che non è per l ‘uomo, ma è contro l’uomo.

Siate invece seme per costruire tempi migliori in cui la convivenza civile significhi davvero libertà, giustizia, uguaglianza e pace.

Vi chiedo scusa se ho preso un po’ il posto del vostro fratello maggiore e non voglio tediarvi più di tanto, ma tengo che la mia morte e la mia tomba siano per tutti voi una testimonianza ed un monito a considerare la vita una grande opportunità, a me negata.

Un grazie alle autorità civili, militari e religiose.

Al Generale il mio ossequio per la sua determinata sensibilità. Sono onorato per la Sua presenza.

Alla Preside il mio abbraccio filiale; ha voluto imbiancare la mia tomba ancora una volta: la sua attenzione materna è per me di grande conforto.

A voi tutti cari amici, grazie.

Se sarò riuscito a sollecitare le vostre coscienze, allora io non sarò morto invano.

Vi abbraccio tutti. Vi raccomando …non andate via tristi. Qui non ci sono morti.

La tomba è come il tramonto del sole: il giorno che muore…. una notte e poi un nuovo mattino che certamente verrà.

Dal cielo non vi dimenticherò.

Caporale Bombardiere Antonio Barone

 

IL MASULLO-THETI NON DIMENTICA

Venerdì 9 novembre 2018 l’Istituto Masullo-Theti ha partecipato alla commemorazione dei caduti in guerra, presso il Cimitero di Nola, con la deposizione di una corona di alloro sulla tomba del soldato Antonio Barone, morto durante la Grande Guerra.

Sono ormai quattro anni che il nostro Istituto ha adottato l’edicola funeraria del Caporal Maggiore Barone, grazie alla delicata sensibilità della prof.ssa Dubbioso, la quale per prima ha avuto questa idea, che costituisce motivo di grande orgoglio per tutta la comunità scolastica.

L’evento, coordinato dalla prof.ssa Elena Silvestrini, ha visto protagoniste la nostra Dirigente prof.ssa Annamaria Silvestro e quattro classi del nostro Istituto la 3^Aa, la 4^ Aa, la 4^ Asia e la 5^ Ba, accompagnate rispettivamente dalle prof.sse Fortuna Dubbioso, Susy Barone, Giusy Franzese e Tiziana De Sapio.

Tante le autorità presenti: il Generale Pietro Barbera, il Sub-commissario al Comune di Nola Dott.ssa Maura Perrotta, l’Associazione AMCI (Associazione mutilati combattenti italiani) nella persona dell’Ing. Perrotta e il Cappellano del Cimitero di Nola, Don Antonio.

La cerimonia si è aperta con il “Canto degli Italiani”, oggi “Inno di Mameli”, che dal 1946 è l’Inno nazionale della Repubblica italiana, poi la prof.ssa Silvestrini, dopo una breve introduzione, ha dato la parola alla nostra Preside, la quale ha fatto un solenne discorso sull’importanza, soprattutto per le giovani generazioni, della memoria dei fatti storici del passato ad ormai cento anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale.

La parola è passata al Generale Barbera che, nel suo sentito discorso, si è riferito a noi giovani definendoci “costruttori di pace” per poi soffermarsi sul ruolo della famiglia e delle donne in particolare, durante le guerre mondiali.

Protagonisti sono stati anche gli alunni delle classi presenti, in particolare Benedetto Napolitano e Simone Tirelli della 4^Aa che hanno letto rispettivamente, il discorso di Papa Benedetto XV contro la guerra e uno stralcio del discorso fatto dal Presidente Mattarella durante le commemorazioni per i caduti del 4 novembre scorso. Enza Coppola di 3^Aa e Rossella Notaro di 4^ Asia hanno invece letto la testimonianza di una crocerossina, e la poesia “Ho colorato la pace” di T. Sorek.

Infine ha preso la parola la Prof.ssa Dubbioso che ha dato voce al giovane soldato nella “Lettera del soldato”, da lei composta, nella quale la docente ha immaginato un accorato ringraziamento da parte del Caporal maggiore alle istituzioni scolastiche, ai militari, nonché ai giovani presenti.

La Grande guerra ha visto morire circa nove milioni di uomini ed elevatissimo è stato il numero dei feriti, numeri ai quali vanno aggiunte le vittime provocate dalla miseria, dalla fame e dalle malattie indotte dal conflitto. Eppure questo non bastò a costruire la pace, anzi i processi innescati dalla Prima guerra mondiale avrebbero presto riacceso gli egoismi dei singoli Stati nazionali. Così il Novecento aveva ancora in serbo per gli uomini la nascita dei totalitarismi, una Seconda guerra mondiale, l’abominio della Shoah, gli eccessi della bomba atomica.

Un grande poeta francese Jean Guehénno nel 1919 scriveva “Questa guerra avrà forse l’effetto di creare l’unità del mondo, dopo aver fatto tanto male…riconosceremo alla fine questa identità del dolore, della gioia, della buona volontà che dà a tutti gli uomini gli stessi diritti e gli stessi doveri?”

Purtroppo non è stato così e oggi è rimasta un’invocazione e una speranza di cui noi tutti dobbiamo farci portavoce.

Carlo Napolitano V Ba

Foto