Terra bruciata!

Terra bruciata!

Il giorno 28 Gennaio 2019, gli alunni dell'I.T.C.G. Masullo-Theti, accompagnati dai loro docenti, si sono recati presso il cinema Savoia di Nola per la visione del film “Terra bruciata!” di Luca Gianfrancesco.

Il film-documentario ricostruisce gli avvenimenti che hanno avuto luogo a Conca della Campania, in provincia di Caserta, il 1° Novembre1943, quando 19 civili vennero trucidati dai soldati tedeschi per vile rappresaglia e per effetto di cause che a tutt’ oggi non sono mai state chiarite.

La storia viene raccontata dai sopravvissuti di quel periodo, in particolare da Graziella di Gasparro, figlia di uno dei caduti che non ha mai rinunciato a lottare per tener viva la memoria di quella strage, nonostante gli ostacoli trovati lungo la sua strada.

Oltre alla vicenda, vengono ripresi gli aspetti legati al drammatico contesto storico della seconda guerra mondiale e in particolare alla situazione dell’Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943: l’invasione nazista dopo la resa con l’operazione Alarico, le razzie dei Tedeschi e la loro voglia di vendetta verso un popolo considerato “traditore”, le deportazioni dei civili verso i campi di prigionia in Germania, la diversa immagine che assume Mussolini agli occhi degli Italiani e, soprattutto, la Resistenza. Ma non quella di cui spesso si parla, che ha visto protagoniste soprattutto le grandi città: Napoli, Roma e quelle dell’Italia settentrionale,  ma anche la resistenza nei piccoli centri della nostra regione, soprattutto quelli del casertano, schiacciati in un fronte di guerra che vedeva i Tedeschi in risalita verso Cassino e gli Alleati che, dopo lo sbarco a Salerno, avanzavano lentamente ma inesorabilmente verso la linea Gustav, lo sbarramento fortificato che i nazisti in ritirata allestiranno a sud di Cassino. Insomma, quella che il regista Luca Gianfrancesco ha voluto presentare, grazie anche alla collaborazione di storici e studiosi, è stata una prospettiva nuova di quello che fu il fenomeno della Resistenza in Italia, una prospettiva che rende giustizia a chi combatté al Sud, in Campania, nei piccoli comuni, nelle frazioni. Qui si consumò quello che il regista ha definito nel sottotitolo del film “il laboratorio della ferocia nazista”, perché fu nei piccoli centri del napoletano e del casertano che gli uomini del Terzo Reich sperimentarono, come in un laboratorio, le modalità di violenza, di aggressione e di brutalità estrema a cui poi avrebbero sottoposto l’intera popolazione italiana finita sotto il loro controllo nei venti mesi successivi all’armistizio. Una ferocia che culminerà in alcune delle stragi di civili più efferate compiute dai nazi-fascisti durante la seconda guerra mondiale: le fosse ardeatine, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, solo per citarne alcune.

E in questo contesto di violenza vi fu anche un esempio grandioso di resistenza silenziosa: quello di Tora e Piccilli, due comuni in provincia di Caserta. È qui che giunsero 52 Ebrei per cercare rifugio dai nazisti e che trovarono accoglienza. Gli abitanti del posto videro portare via i propri cari senza essere sfiorati dalla possibilità di rivelare il luogo in cui fossero nascosti gli Ebrei per cederli in cambio dei loro parenti. Né tantomeno pensarono di barattare la vita di un Ebreo in cambio di denaro. Allora esisteva un vero e proprio tariffario che ricompensava i delatori: 5000 lire valeva la vita di un ebreo maschio, 3000 lire quella di una donna, 1500 lire quella di un bambino.

Ma nessuno, davvero nessuno degli abitanti, proferì mai parola su dove si trovassero e chi fossero i 52 “ospiti” che si nascondevano nei loro paesini.
Anzi, Tora e Piccilli furono l'unico caso in Europa di luogo in cui arrivarono 52 Ebrei e ne andarono in 54, vista la nascita di due bambini.

In seguito alla visione del film, gli alunni hanno avuto la possibilità di ascoltare e dialogare con il regista Luca Gianfrancesco e l'attore Arturo Sepe.

Ad aprire il dibattito la dottoressa Maura Perrotta. “Stiamo facendo memoria di un tempo che ha dato il peggio di sé- ha affermato la dottoressa- e se siamo qui, è anche grazie all'eroismo di tanti civili che si sono battuti contro un regime truce.”

La parola è passata al regista che ha spiegato la difficoltà di raccontare una storia tanto complessa nel poco tempo di durata del film. Luca Gianfrancesco ha inoltre esposto due delle ragioni per le quali è stato girato questo film-documentario: “Bisognava raccontare una storia inedita. Il cinema, i documentari ma anche gli storici, fino a 15 anni fa, hanno parlato solo dello sbarco degli Americani in Sicilia, dello sbarco del 9 settembre a Salerno, delle quattro giornate di Napoli, dopodiché arrivavano direttamente a Montecassino mentre il nostro territorio veniva scavalcato, come se lì non fosse successo nulla- ha affermato il regista. - L'altro era quello di raccontare la storia di questi uomini, di queste donne, testimoni di quel periodo prima che fosse troppo tardi.”

Un incontro fonte di riflessione sul nostro passato che aveva assunto la forma di dettaglio inutile da raccontare ma che ha trovato, con questo documentario, una nuova importanza da cui è nata la necessità di tramandarlo per tenerne viva la memoria.

Giusy Esposito VD afm